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Bacino del Leogra - Bacchiglione

pubblicato il 16/04/2010

Bacino del Leogra - Bacchiglione

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Idrografia e qualità biologica delle acque

E' un sistema idrografico complesso che trae origine sia da torrenti e rii montani sia da rogge di risorgiva che originano a Nord di Vicenza.
Il bacino imbrifero del Bacchiglione confina a Sud-Ovest con l'Agno, ad Ovest con l'Adige e a Nord-Est con il Brenta. Si possono individuare le seguenti unità idrografiche:

  • Sottobacino Leogra-Timonchio
  • Fiume Bacchiglione
  • Sottobacino del Giara-Orolo
  • Risorgive del Bacchiglione
  • Sottobacino dell'Astichello
  • Sottobacino del Retrone
  • Sottobacino del Ceresone
  • Sottobacino del Bisatto
  • Sottobacino Leogra-Timonchio

Sottobacino Leogra-Timonchio

A valle di Schio, nella fascia dell'alta pianura, potenti conoidi alluvionali poggiano su strati impermeabili.
In località Marano Vicentino il Leogra riceve gli apporti del torrente Timonchio che nasce dal M. Novegno ed è alimentato anche dai contributi della Valle dell'Orco e del torrente Boldaro.
A valle della confluenza Leogra-Timonchio è praticamente sempre asciutto a causa sia delle captazioni, che vengono praticate in entrambi i torrenti, sia dei fenomeni di dispersione in subalveo dovuti alla natura del substrato.
Dalla confluenza fino a Villaverla, il corso d'acqua assume il nome di torrente Timonchio e riceve gli apporti del torrente Rostone, del torrente Igna, della roggia Verlata e del Bacchiglioncello.
Dalle sorgenti del Leogra alla confluenza con il Bacchiglioncello, il sistema idrico si sviluppa per circa 43.8 Km, con una superficie del bacino idrografico di 342 Km.
Il T. Leogra subisce notevoli modifiche di portata a causa dei prelievi per scopi idroelettrici e va in secca nei periodi di "magra" già a monte di Schio.
Anche gli affluenti vengono interessati da captazioni a scopi idroelettrici ed industriali che spesso compromettono pesantemente la stabilità dell'ecosistema acquatico.
Particolarmente compromessa appare la situazione del T. Livergone e del T. Timonchio che rimangono in asciutta per lunghi tratti per la maggior parte dell'anno.
Su tutta l'asta del T. Leogra sono presenti sbarramenti non superabili dall'ittiofauna.
Particolarmente penalizzati risultano essere le briglie localizzate a Torrebelvicino e a Valli del Pasubio che si presentano come due ostacoli insuperabili dai pesci e che ne limitano gli spostamenti che questi affrontano per le loro esigenze ecologiche.
Nei tratti in cui è sempre presente l'acqua, praticamente da Torrebelvicino a monte, la qualità delle acque è buona.

Fiume Bacchiglione

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Il bacino imbrifero montano è piuttosto esteso: comprende due sezioni distinte costituite dalle valli del T. Leogra e, più ad Est del T. Astico. A questi vanno aggiunti gli apporti minori dei bacini del T. Orolo e del F. Retrone. Nel punto di chiusura di Montegaldella, il bacino sotteso è stato calcolato in 1576 Km2: la portata media annua rilevata è di circa 29 m3/s. Vanno però considerate le portate sottratte a Longare per alimentare il canale irriguo Bisatto che trasferisce acqua nella bassa pianura vicentina.
Nel tratto a monte di Vicenza la larghezza del fiume è mediamente di 18 m con profondità variabili da 40 cm a 250 cm; a valle della città la larghezza media diventa di 27 m e la profondità varia dai 180 cm ai 400 cm nelle lanche più profonde.
La qualità delle acque non è certo buona poiché sono ben evidenti fenomeni di inquinamento generati dal susseguirsi degli scarichi di origine civili ed industriali lungo tutto il corso. Nel complesso l'ecosistema acquatico risulta compromesso.

Sottobacino del Giara-Orolo

Il corso d'acqua è la prosecuzione del T. Livergone che raccoglie le acque dei torrenti collinari compresi tra Malo e Isola Vicentina. La portata è intermittente nel tratto compreso tra Isola Vicentina e Vicenza poiché il materasso alluvionale sul quale scorre drena l'acqua per la maggior parte dell'anno; soltanto nei pressi di Rettorgole il flusso ritorna ad essere regolare e si mantiene così fino alla immissione nel F. Bacchiglione.
Nell'ultimo tratto la portata è di circa 100 l/s ed il fondale è costituito prevalentemente da ciottoli e ghiaia.
La qualità delle acque è discreta anche se sono evidenti fenomeni di alterazione determinati da scarichi civili.

Risorgive del Bacchiglione

Nella zona di pianura a Nord di Vicenza la falda freatica che prende origine dall'Altopiano dei Sette Comuni determina fenomeni di risorgenza che formano un dedalo di canalette e rogge di modeste dimensioni. Dopo brevi percorsi le rogge, non senza aver ricevuto apporti inquinanti di insediamenti civili o industriali, confluiscono in corsi d'acqua più grandi o nel Bacchiglione. Tra queste ricordiamo la roggia Feriana, la Muzzana, la Menegatta, la Sgaborra e la Caldonazzo.
La qualità delle acque è discreta nella maggior parte delle rogge anche se è evidente un inquinamento diffuso di origine zootecnica. Nella Rg. Feriana, la presenza di scarichi industriali crea una situazione di evidente distrofia ambientale.

Sottobacino dell'Astichello

Fiume di risorgiva nasce fisicamente a monte di Cavazzale dall'unione di numerose canalette risorgive (gli Astichelli che provengono dalla campagna ad Ovest della SS 248 in località Pilastroni) e la Rg. Chiuppese. Riceve gli apporti della Rg. Milana, Rg. Trissina e Rg. del Maglio.
Nella parte superiore ha una tipica tipologia risorgiva con fondo ghiaioso-sabbioso, vegetazione acquatica e portate ridotte. Da Cavazzale a valle la portata diventa discreta (1-2 m3/s) con substrati fangosi e vegetazione acquatica più rada.
La lunghezza è di circa 7 Km; sfocia a Vicenza nel Bacchiglione dietro a Parco Querini. Riceve numerosi reflui di depuratori sia industriali che civili.
La qualità biologica delle acque è scadente.

Sottobacino del Retrone

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Larghezza, profondità e portata vanno progressivamente aumentando per apporto di diverse rogge (anche di risorgiva, tra le quali la più importante è il fosso Riello, larghezza 1,5 m e profondità 20-30 cm), e l'apporto più consistente della Rg. Dioma in località Ponte del Quarello.
Qui, dove riceve pure gli effluenti del depuratore di S. Agostino, la larghezza è di circa 12 m e la profondità di 150-200 cm; nel tratto iniziale a Sovizzo la larghezza è di 4-5 m per una profondità di 40-50 cm. La composizione del fondo rimane abbastanza costante: ghiaia, sabbia e nel tratto ter-minale fango, con una elevata copertura vegetale.
Dopo l'immissione del fosso Cordano la portata del F. Retrone acquista maggiore consistenza; il fiume entra poi in città per gettarsi nel F. Bacchiglione in corrispondenza del Cotonificio Rossi.
I problemi di deflusso del F. Retrone creano gravi esondazioni nella zona di S. Agostino nei periodi di intense precipitazioni; il problema è stato a lungo studiato da un punto di vista idraulico evidenziando la difficoltà di deflusso delle acque del Retrone nel Bacchiglione poiché quest'ultimo si troverebbe ad una altezza superiore del primo.
I dati sulla portata del F. Retrone non sono mai stati rilevati con metodicità; risulta che di norma la piena del F. Bacchiglione limita il deflusso delle acque del F. Retrone determinando fenomeni di rigurgito che si riflettono in esondazioni a monte della confluenza.
La qualità delle acque è discreta nella parte alta e negli affluenti superiori; una volta entrati nelle zone densamente antropizzate, il Retrone ed i suoi affluenti peggiorano decisamente per i continui apporti di scarichi inquinanti di origine civile, industriale e zootecnica.

Sottobacino del Ceresone

Il sottobacino del Ceresone raccoglie le acque, in parte di risorgiva e in parte di drenaggio, dalla campagna compresa tra il fiume Tesina e il fiume Brenta. In questa fascia sono imponenti i depositi alluvionali dell'era Quaternaria di natura prevalentemente carbonatica e man mano che ci si sposta verso Sud le ghiaie diminuiscono progressivamente e vengono sostituite da sabbie ed argille.
Fanno parte del sistema di alimenta-zione del Ceresone le rogge Armedola, Poina, Moneghina, Cumana, Castellaro, Taglio, che scorrono completamente o per un lungo tratto in territorio provinciale.
Il Ceresone, dopo la confluenza con il Tesinella, prende il nome di Tesina Padovano e sfocia nel Bacchiglione.
Discreta è la qualità delle acque del Ceresone, Armedola, Poina, anche se sono evidenti gli effetti degli scarichi di origine civile e zootecnica.
Condizioni migliori si ritrovano nelle parti superiori della rete di canali risorgivi quali la Cumana, il Tergola, il Castellaro e la Moneghina. Mano a mano che si addentrano nella campagna peggiora comunque la qualità delle loro acque.

Sottobacino del Bisatto

Nasce da una derivazione del F. Bacchiglione in località Longare. Dopo aver ricevuto le acque del canale Debba, emissario del lago di Fimon, scorre per circa 20 Km nel territorio provinciale e poi passa in Provincia di Padova. La larghezza media è praticamente costante in tutto il corso ed è di circa 12 m; la profondità dell'acqua dipende dalle idrovore regolatrici e dagli apporti del Canale LEB che mantengono il livello di circa 120 cm nella stagione irrigua (da Aprile a Settembre), mentre in tutti gli altri mesi dell'anno si aggira sui 25-30 cm. Il fondo del canale è pressoché interamente fangoso con abbondante vegetazione acquatica.
La qualità delle acque è discreta nel C. Debba, mentre nel Bisatto peggiora la condizione per l'entrata dell'acqua proveniente dal Bacchiglione.

La fauna ittica

Sono stati effettuati 83 campionamenti in 62 stazioni nell'intero bacino idrografico. Di questi 14 nel torrente Leogra e 13 negli affluenti laterali; 5 nel bacino del F. Bacchiglione e 51 negli affluenti laterali.
I dati complessivi per il bacino del Leogra-Bacchiglione, comprendenti le densità stimate, le biomasse stimate, le biomasse medie e le produzioni calcolate per alcune specie sono riassunti in Tabella 2.
Nel bacino del T. Leogra sono state ritrovate essenzialmente popolazioni di trote fario e qualche raro scazzone; nel tratto a monte di Schio, sono state individuate anche popolazioni di ciprinidi reofili come il vairone (Leuciscus souffia), la sanguinerola ed il barbo canino.
Per la trota fario la densità media nella zona a monte di Valli del Pasubio è risultata di 0.215 ind/m2, anche se nella stazione nei pressi del Rifugio Balasso la densità è risultata molto bassa per le particolari condizioni ambientali. La biomassa media stimata si assesta su valori di 7.059 g/m2 con un massimo di 11.855 g/m2 e un minimo di 5.524 g/m2.
Nel tratto a valle fino a Torrebelvicino aumenta l'attività di semina e tali immissioni modificano sensibilmente la struttura delle popolazioni salmonicole.
In questa zona la densità e la biomassa stimata media risultano migliori (0.376 ind/m2; 8.835 g/m2).
Nei torrenti laterali la densità di trote fario varia da 0.133 ind/m2, calcolata nel T. Val di Staro, a 0.911 ind/m2 nel T. Val Cortiana, con una media di 0.610 ind/m2 per tutti gli affluenti del T. Leogra a monte di Valli del Pasubio. La biomassa stimata è risultata elevata nel T. Forte Maso (20.513 g/m2) in conseguenza delle semine che vengono qui effettuate mentre la media per i torrenti della zona è di 11.791 g/m2.
Negli affluenti della parte centrale del T. Leogra sono state rinvenute popolazioni a salmonidi con valori di densità che oscillano dai 0.079 ind/m2 ai 1.639 ind/m2, con una media di 0.429 ind/m2; la biomassa stimata media è di 7.571 g/m2.
Il F. Bacchiglione nel tratto superiore ha caratteristiche ambientali che possono essere ottimali per la presenza di ciprinidi reofili.
Attualmente è soggetto ad immissione di salmonidi che sono presenti a densità e biomassa non elevate (densità = 0.015 ind/m2 Biomassa = 4.79 g/m2 ).
Nel tratto a valle di Vicenza il popolamento ittico è costituito prevalentemente da ciprinidi, accompagnati da gobidi, anguilla e luccio.
Tra gli affluenti laterali del Bacchiglione distinguiamo le rogge di risorgiva a Nord di Vicenza popolate da salmonidi (densità = 0.078 ind/m2 Biomassa = 7.91 g/m2 ) e ciprinidi reofili; i canali della pianura sono abitati prevalentemente da ciprinidi, gobidi, anguilla e luccio.

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