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Una targa a Savoini, storico capitano del Lanerossi Vicenza

pubblicato il 28/09/2010
Consegnata dal Presidente Schneck e dalla Giunta Provinciale quale riconoscimento ad una carriera sportiva leale e corretta.

 

Una targa ricordo, la sciarpa del Club Biancorosso “Amministrazione Provinciale” e soprattutto le belle parole del Presidente Attilio Schneck, circondato dalla Giunta Provinciale e dal presidente del club Tonino Assirelli. La Provincia di Vicenza ha voluto ricordare e celebrare così gli 80 anni di Giulio Savoini, capitano di un Lanerossi Vicenza che è già nel mito e calciatore ed uomo di solidi principi morali. A rendere omaggio alla sua antica “bandiera” anche la società Vicenza Calcio, intervenuta all'iniziativa con il vice-presidente Tiziano Cunico ed il direttore generale Stefan Schwoch.

 

“Savoini – sottolinea il Presidente Schneck – incarna lo spirito ed il carattere della terra vicentina, che ha nel suo Dna l'amore per il lavoro, i valori del rispetto e del sacrificio. Abbiamo voluto premiarne la fedeltà, l'attaccamento a Vicenza ed al Vicenza e le doti di lealtà e di correttezza in una tappa così importante della sua vita”. Nato il 29 settembre 1930, Savoini arrivò all'ombra del “Menti” nel 1953 e dal allora non ha più lasciato la città del Palladio e la società della mitica “R” ricamata, diventando il giocatore con il record assoluto di presenze, 317 distribuite su 12 anni di serie A ed uno di B. Nessuno meglio di lui nei 108 anni di storia della società biancorossa ma il suo primato è destinato a rimanere probabilmente tale per sempre. Assieme a quello, ancor più incredibile e prestigioso, di non aver mai subito espulsioni e/o squalifiche per tutto il tempo che ha giocato.

 

Diventato poi allenatore e collaboratore tecnico, è stato un maestro di vita per tanti ragazzi. “Quello che ho cercato di trasmettere loro – ricorda emozionatissimo - sono le cose che contano nella vita e non solo su un campo di calcio. Io ero molto amico del vescovo di allora e questi mi raccomandava sempre prima di ogni partita di parlare con i compagni, di farli partecipi perché la loro gioia poi sarebbe diventata la gioia delle brave persone che alla partita venivano a vederci. Ho sempre cercato di attenermi a questo insegnamento e questo premio è un riconoscimento che per me conta tantissimo”.

 

Cambiano i tempi e le mode, ma le bandiere non passano mai di moda.