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Scatta il piano di controllo al colombo di città

pubblicato il 12/05/2010
Non una caccia indiscriminata, ma il contenimento tramite cattura o abbattimento di un volatile nocivo in città per monumenti, edifici e abitazioni e in campagna per le colture di prima semina e lo stoccaggio di sementi.

Colombo di città, scatta il piano di controllo. Probabilmente dalla settimana prossima entrerà in funzione il provvedimento emanato dalla Provincia di Vicenza per il contenimento della popolazione faunistica della Columba livia attraverso operazioni di cattura e o abbattimento.

“Innanzitutto, sgombriamo il campo da un possibile equivoco: non scatta la caccia indiscriminata al piccione, come qualcuno potrebbe pensare o dire. In realtà, raccogliendo il grido di allarme di sindaci, agricoltori e produttori, abbiamo ritenuto opportuno, sentito il parere dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ovvero l'ex Istituto Nazionale Fauna Selvatica di Bologna) mettere in atto un piano che riduca la presenza di un animale nocivo in città per monumenti, edifici ed abitazioni e fuori per le colture di prima semina e lo stoccaggio di sementi”.

In grado di effettuare ampi spostamenti per nutrirsi, il colombo di città è oramai una presenza fissa, numerosa e poco gradita, considerati i rischi sanitari di cui è portatore, nelle zone di pianura del territorio, sia sui terreni coltivati che all'esterno di stalle, magazzini, impianti di stoccaggio, essiccazione e di trasformazione dei semi. Triennale – ovvero con valenza 2010-2012 – il provvedimento provinciale suddivide il territorio in 6 zone. Restano escluse i centri urbani, in cui la competenza è dei Sindaci – e la Montagna, dove queste presenze non si registrano.

“Siamo la seconda provincia del Veneto dopo Padova a emanare queste disposizioni. Con una differenza sostanziale e cioè che nel padovano sono stati autorizzati 5000 prelievi mentre qui il procedimento è diverso. Noi, infatti, abbiamo prima effettuato una sorta di censimento, meglio dire una stima, zona per zona valutando la popolazione dell'animale, ma è un calcolo per difetto, in almeno 30mila. L'Ispra ci ha pertanto autorizzato a prelevare fino al 30% che significa mantenere sotto controllo una specie che tra l'altro è prolifica. Come si vede nessuno vuole eliminare questi animali ma un controllo è più che doveroso”.

Che non si tratti di un intervento indiscriminato lo confermano le stesse norme di intervento previste dalla Provincia di Vicenza. Prima di procedere agli abbattimenti, gli agenti della Polizia Provinciale provvederanno a verificare che nei luoghi interessati agricoltori, proprietari e amministratori abbiano predisposto tutti i sistemi cruenti o ecologici che dir si voglia (reti, protezioni ed altro) di prevenzione. Constatate presenza ed inutilità i cacciatori, ma anche i proprietari in regola con la licenza di caccia, il porto d'armi e l'assicurazione nonché coloro che risultano abilitati per il controllo dei nocivi, potranno procedere agli abbattimenti sotto l'occhio vigile di un agente. Con fucili da caccia o con carabine ad aria compressa dentro gli ambienti, o mediante reti a scatto o gabbie-trappola debitamente autorizzate.

“Nel Basso Vicentino la popolazione volatile si aggira fra le 9 e le 12mila unità più altre 4.000 nella zona di Lonigo. Cinquemila sono stati calcolati fra le Valli dell'Agno e del Chiampo e nella Valleogra, 8.000 nel hinterland Vicentino e 7.000 nel Bassanese. Per la cattura potranno essere impiegati anche operatori ausiliari senza licenza di caccia, purché proprietari o possessori di terreni e immobili interessati dalla problematica.

“Campioni di esemplari potranno essere inviati alle strutture veterinarie locali per gli opportuni accertamenti sullo stato di salute della popolazione. Gli altri animali abbattuti dovranno essere smaltiti secondo le norme vigenti. Questo provvedimento è stato reso possibile e credo inattaccabile da una modifica normativa della regione Veneto e dalla recente giurisprudenza. E' un po' lo stesso procedimento seguito per il controllo della nutria, operazione che lo scorso anno ha visto circa 5.000 prelievi”.

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