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Vicenza capofila per la pet-therapy

Già un centinaio le persone a vario titolo coinvolte, passate o in procinto di passare sotto il severo ma fondamentale vaglio della dottoressa Chiara Menardi, responsabile dell'attività dei corsi.

“Non è né una moda né una cura magica, ma una terapia efficace che consente di mantenere aperta la capacità di relazione di pazienti molto particolari, bambini e disabili”. Nelle parole del dottor Mauro Burlina, responsabile dell'ufficio disabili della Ulss 6, la definizione più bella e vera della pet therapy.

E che sia davvero così lo conferma l'impegno dell'assessorato all'agricoltura della Provincia grazie al quale Vicenza è stata individuata dal Ministero della Sanità come capofila di un progetto a livello nazionale. Un riconoscimento non da poco come conferma l'assessore Luigino Vascon: “tutto è nato all'interno dell'azienda agricola sperimentale di Montecchio Precalcino, luogo che ben si presta anche per via delle origini, essendo nato come centro elio terapico. Il nodo grosso era la formazione degli operatori giacché troppe “professionisti del volontariato” la praticavano. L'azienda sanitaria di Vicenza, nella persona del dottor Antonio Alessandri, ci ha creduto da subito mettendoci a disposizione la sua struttura formativa ed oggi siamo il primo ed unico centro a livello nazionale di formazione per operatori”.

Già un centinaio le persone a vario titolo coinvolte, passate o in procinto di passare sotto il severo ma fondamentale vaglio della dottoressa Chiara Menardi, responsabile dell'attività dei corsi. Dopo i primi venti diplomi, altri 24 ne sono stati consegnati questa mattina a palazzo Nievo, mentre stanno per concludere il loro percorso altri 40 corsisti. Alle loro spalle cresce la lista d'attesa, ad oggi formata da un'altra ventina di aspiranti operatori.

“Tra i diplomati di oggi – sottolinea Vascon – anche un prete e moltissime donne. Tutte persone che ci mettono cuore e abnegazione”. Un “volontariato sano”, come ha sottolineato la stessa dottoressa Menardi, ma ugualmente fondamentale è l'azione paziente e silenziosa delle tre asine testate, “salvate dal macello” e di quella donata da un dottore benefattore. La pet therapy per ora sono soprattutto loro, sebbene in programma ci sia l'inserimento di cani (ad opera della Ulss 4) e anche di cavalli.

“La cura e la passione degli uomini e la docilità di queste quadrupedi hanno consentito di poter affrontare 130 accessi nel solo 2009, con una media di 10 alla settimana”. Altri tre -a Montegalda, Brendola e Dueville – i presidi nel territorio, segno tangibile della volontà di portare la terapia il più possibile a casa dei pazienti e delle loro famiglie, evitando costi di tempo e di trasferte.

“La nostra forza – sottolinea la dottoressa Menardi – è l'affiancamento con l'utenza”. Parole rese sostanziose da contributi importanti. L'ultimo i 700mila euro stanziati da Roma e affidati all'Istituto Zooprofilattico del Veneto, altro segno tangibile di riconoscimento della bontà del lavoro fin qui svolto.

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