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Lo stato dei fiumi vicentini è in costante miglioramento

Parola di Paolo Pellizzari, Assessore Provinciale alle Risorse Idriche che questa mattina ha illustrato i risultati del primo anno di monitoraggio dei corsi d'acqua vicentini attraverso i muschi acquatici, bioindicatori della presenza di metalli e quindi di inquinamento.

Lo stato dei fiumi vicentini? “Buono! In costante miglioramento”. Parola di Paolo Pellizzari, Assessore Provinciale alle Risorse Idriche. Una valutazione giunta a margine della presentazione dei risultati sull'attività di monitoraggio affidata ai muschi acquatici, sempre più sentinelle dei fiumi in qualità di bioindicatori di contaminazione da metalli pesanti.

Frutto di uno studio iniziato qualche anno fa, l'attività effettuata nel corso di questo periodo ha delineato lo stato di naturalità o alterazione nelle acque vicentine (est vicentino) permettendoci di apprezzare le variazioni avvenute nel tempo.

“Il nostro obiettivo – incalza Pellizzari – era quello di verificare lo stato di salute delle acque che finiscono in falda e di individuare, grazie anche alle segnalazioni dei Comuni o delle Associazioni di pescatori le criticità principali. Ovvio che più si va a scavare più si trova qualcosa”.

Ottantanove postazioni, fra permanenti o provvisorie (all'inizio furono una cinquantina) realizzate nel Brenta, nel Tesina, nel Bacchiglione, nell'Astico, al Lago di Fimon e nell'Ovest vicentino, 14 i Comuni che hanno aderito anche economicamente (Altavilla Vicentina, Caldogno, Camisano Vicentino, Chiuppano Costabissara, Creazzo, Dueville, Longare, Monteviale, Nove, Quinto Vicentino, Romano d'Ezzelino, Torri di Quartesolo, Vicenza) all'iniziativa della Provincia.

“Nel 2008 e 2009 la Provincia ha voluto realizzare opere di ricarica della falda per fermare il depauperamento della risorsa sotterranea. Poichè le acque immesse in falda devono rispondere a requisiti di ottima qualità, oltre al controllo quantitativo si è contemporaneamente pensato ad un sistema di controllo qualitativo. A tal fine si è associato al classico controllo analitico (del tipo chimico-fisico che viene regolarmente effettuato dal Centro Idrico di Novoledo) anche un controllo con bioindicatori quali i muschi. Il tutto per maggiore garanzia, in quanto il vantaggio del biomonitoraggio è l'intercettazione continua di inquinamenti avvenuti nel tempo e non solo nel momento in cui si fa il campione”.

Realizzata con la collaborazione dell'Università di Trieste e dell'ARPAV, l'indagine si é articolata, fra l’8 maggio 2009 e il 27 maggio 2010, in 726 visite con l'88% degli interventi andato a buon fine, fornendo materiale utile alle analisi chimiche.

Presso il laboratorio ARPAV di Vicenza si è misurata la concentrazione di una decina di elementi. L’applicazione sistematica dei moss bags e dell’indice Palladio nei primi 12 mesi di monitoraggio ha permesso di confermare il buono stato - per quanto concerne la presenza di metalli in traccia - di quei corsi d’acqua per cui era attesa l’assenza di alterazione ambientale, verificando la costanza di tali condizioni durante tutto l’anno, di confermare la presenza di situazioni di alterazione, fornendo un quadro dettagliato sull’evoluzione spazio-temporale dei fenomeni per ciascun metallo, di individuare la presenza di sorgenti di contaminazione sinora sconosciute, perché abusive, e risalire all’origine del fenomeno attraverso un monitoraggio d’indagine e difornire riscontri oggettivi, diretti e dettagliati su eventi di inquinamento imputabili a singoli soggetti. Alcune situazioni di alterazione ambientale hanno richiesto un’attenzione particolare, per estensione del fenomeno oppure pericolosità degli inquinanti in circolazione. Per alcune di esse si sono raccolte informazioni sufficienti a chiarirne l’origine, fino ad individuare il probabile responsabile.

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