Vittime due volte: il ruolo dei media nella lotta alla violenza di genere. Sabato 21 febbraio a villa Cordellina Lombardi (Montecchio Maggiore - VI)
Vicenza, 19 febbraio 2026 - “Le parole non sono mai neutre”: con questo monito, sabato 21 febbraio villa Cordellina Lombardi a Montecchio Maggiore (VI) si trasformerà in un laboratorio per riflettere su come il linguaggio influenzi la percezione della violenza di genere. Non si tratta solo di un convegno, ma di una chiamata all'azione: perché il modo in cui scegliamo di raccontare un crimine può trasformarsi in un’arma ulteriore contro chi lo ha subito.
L’appuntamento “La narrazione degli eventi – Quando il racconto diventa complice” (ore 9.00 – 12.00) è organizzato dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Vicenza in collaborazione con il Cantiere delle Donne, la Fondazione Marisa Bellisario, il Comitato per l’Imprenditoria Femminile e gode del patrocinio della Provincia di Vicenza e del Comune di Vicenza. Obiettivo è scavare nel profondo del linguaggio giornalistico per capire dove finisce il dovere di cronaca e dove inizia, involontariamente, la giustificazione dell’aggressore o la colpevolizzazione della vittima.
Per smontare gli stereotipi e i pregiudizi annidati nelle pagine dei giornali e nei servizi televisivi, interverranno quattro voci autorevoli:
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Micaela Faggiani, giornalista e presidente del Cantiere delle Donne;
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Federica Sandi, psicologa psicoterapeuta e vicepresidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto;
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Francesca Gislon, avvocata esperta in diritto di famiglia e parità di genere;
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Cristina Tronchin, giornalista e consulente in comunicazione e marketing.
«Vogliamo ribadire che la lotta alla violenza di genere si combatte anche attraverso la scelta delle parole - dichiara Maria Cristina Franco, consigliera provinciale con delega alle Pari Opportunità- Non si tratta solo di cronaca, ma di rispetto: è necessario promuovere un linguaggio che sappia raccontare la verità dei fatti, per diventare uno strumento di emancipazione e giustizia. Non esiste il “troppo amore”, né il “bravo ragazzo” né tantomeno “voleva lasciarlo”, che spostano la responsabilità o la affievoliscono. Esistono il femminicidio e l’omicidio volontario, che restituiscono la giusta responsabilità penale e sociale al gesto.»
«La Commissione Pari Opportunità ha il dovere di vigilare sui messaggi che arrivano nelle case dei cittadini -aggiunge Erika Maran, presidente della Commissione Provinciale Pari Opportunità- Smascherare gli stereotipi di genere nei media è il primo passo per una reale prevenzione. Se la narrazione non rispetta la vittima, non sta facendo informazione, sta perpetuando un sopruso. Questo incontro serve a tracciare una linea netta: il racconto deve essere verità, non giustificazione.»
«Le istituzioni hanno il compito di guidare questa trasformazione culturale – sottolinea Elena Appiani, consigliera della Commissione Pari Opportunità – affinché il racconto della cronaca diventi un argine solido contro ogni forma di discriminazione e violenza, garantendo rispetto e verità a chi ha già sofferto troppo.»
