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Provincia: destino incerto ma pronta la delega urbanistica

Un vuoto tra Comuni e Regione? Sì, se le Province saranno completamente svuotate delle loro funzioni. Il rischio c’è ed è stato messo bene in luce dal convegno che si è tenuto questa mattina in Villa Cordellina Lombardi a Montecchio Maggiore, voluto dalla Provincia di Vicenza e organizzato in collaborazione con VenetoIus. L’interrogativo è stato il filo conduttore degli interventi di avvocati, architetti e politici che hanno ipotizzato gli scenari futuri dell’Ente soprattutto per quanto riguarda la gestione della delega urbanistica che a breve passerà in capo alla Provincia di Vicenza.
Aperto dal segretario generale della Provincia Angelo Macchia, il convegno ha affidato agli avvocati Dario Meneguzzo, Bruno Barel, Alessandro Calegari e Stefano Bigolaro il compito di illustrare la riforma Monti e i rilievi di costituzionalità che contro di essa hanno sollevato alcune Regioni italiane, Veneto compreso. Le Regioni, hanno spiegato, si sono “sostituite” alle Province visto che a queste ultime non è permesso ricorrere direttamente alla Corte Costituzionale. Alla Corte hanno chiesto una tutela delle proprie prerogative, visto che spetta a loro e non al Governo decidere in merito all’organizzazione delle Province. Nelle more di una decisione in merito, la Regione Veneto ha anche chiesto alla Corte di fissare un' udienza urgente in Camera di Consiglio per decidere della sospensione immediata del decreto Salva Italia in tempo utile per andare al voto il prossimo maggio. Qualora non dovesse arrivare la sospensiva, la Provincia sarà commissariata.
E se la riforma Monti andrà avanti è necessario che sin da subito le Regioni lavorino alla riorganizzazione delle competenze provinciali. “Senza cedere al centralismo regionale che pure la Regione Veneto ha sempre rifuggito –ha aggiunto Barel- ma ricordando che il Veneto è composto da tanti piccoli Comuni che non possono gestire funzioni come l’urbanistica o l’ambiente o il trasporto pubblico.”
Un impegno che la Regione Veneto ha già fatto suo. “E’ mia intenzione convocare quanto prima tutti i Presidenti delle Province Venete –ha affermato l’Assessore regionale Roberto Ciambetti- E’ necessario un coordinamento tecnico fra Regione e Province da un lato per seguire l’evolversi del ricorso, dall’altro per lavorare assieme alla riorganizzazione delle competenze con un obiettivo ben chiaro: offrire a cittadini e imprese servizi efficaci ed efficienti.” A detta di Ciambetti è necessario che tra Venezia (una Regione di 5 milioni di abitanti) e Laghi (il comune più piccolo del Veneto con 121 abitanti) esista un Ente intermedio, di dimensione ottimale per la gestione di alcuni servizi.
“Abbiamo tanti livelli di Governo –ha aggiunto Roberto Travaglini, dirigente Confindustria Vicenza- probabilmente troppi, ma prima di eliminare un Ente è doveroso capire a chi affidare le competenze.” Travaglini si dice convinto che in molti casi l’ambito territoriale più adeguato sia proprio quello provinciale, ma in una logica di semplificazione delle procedure.
All’architetto Josè Bavaresco è stato affidato il compito di illustrare la delega urbanistica che passerà dalla Regione alla Provincia non appena la Giunta Regionale ratificherà il Ptcp. La Provincia è pronta alle nuove funzioni ed anzi già da qualche tempo la copianificazione dell’urbanistica comunale avviene a tre: Comune, Provincia e Regione. Per facilitare l’iter di Pat e Pati, un accordo di programma tra Regione e Provincia di Vicenza (in firma in questi giorni) prevede che i Piani già adottati dai Comuni (23 ad oggi) concludano il proprio iter secondo le vecchie regole, quindi in Regione. Per i Piani non ancora adottati invece (44 ad oggi) l’iter verrà seguito interamente dalla Provincia.
In conclusione, le sorti della Provincia sono incerte. E’ necessario attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale e lavorare nel frattempo con la Regione per la riorganizzazione delle competenze. “Senza dimenticare –come ha fatto il Vicepresidente della Provincia Dino Secco- che la dimensione provinciale si ritrova anche nella Chiesa Cattolica (suddivisa in Diocesi) la cui capacità organizzativa è di chiara evidenza ed efficacia.”