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Mobilitazione Province: serve uno sforzo decisivo

pubblicato il 24/05/2017

Vicenza, 23 maggio 2017 - “Fra meno di un anno non sarò più Sindaco di Vicenza e contestualmente scadrà anche il mandato di Presidente della Provincia. Spero, ma ne sono sempre più convinto, di lasciare un ente solido, stabile sotto il profilo economico e della gestione nonché per i Dipendenti che vi lavorano. Ai quali dico: basta parlare di chiusura delle Province, il referendum costituzionale del 4 Dicembre dello scorso anno ha spazzato via, grazie al voto degli Italiani, questa paura”.

Non fa proclami Achille Variati, Presidente dell’Upi e della Provincia di Vicenza nonché primo cittadino del capoluogo. Davanti alla folla di dipendenti radunati in mobilitazione da Cgil, Cisl e Uil nella Sala Consiliare di Palazzo Nievo, fa un excursus pacato ma incisivo di quanto accaduto soprattutto nell’ultimo anno dopo le tante incertezze suscitate dalla Legge 190, abbattutasi come una grandinata sulla testa delle amministrazioni e delle comunità locali.

“Rassicuro i lavoratori di non temere per la loro busta paga. I soldi ci sono a differenza di quanto accaduto ed accade in altre realtà. Resta aperta la questione dei servizi, impossibili da garantire dopo i tagli apportati in questi anni dal Governo. Secondo il Sose, che è una Agenzia del Ministero dell’Economia e dunque governativa, a noi mancano poco meno di 5 milioni di euro per essere sicuri di poter assicurare i servizi al territorio e alle sue comunità. Soldi che servono per le scuole, per le strade, per mettere in sicurezza frane e punti neri idrogeologici. Tutte cose che se non vengono fatte potrebbero avere anche gravissime conseguenze penali per un Sindaco o un Presidente. Per tutto ciò i 110 milioni di euro già stanziati non bastano, per portare a regime di efficienza tutte le Province d’Italia. Ne servono altri 500mila. Attenzione, però, perché davanti a noi ci sono tantissime Province, come evidenzia il rapporto sopra citato, che sono in una situazione economica difficile e per qualcuno precaria. Noi non possiamo non lottare anche per loro, se cade il sistema alla fine cadremo anche noi”. Dunque una battaglia di solidarietà, alla quale il Parlamento potrebbe e dovrebbe dare un primo segnale in questo fine settimana con l’aggiustamento della quota prevista.

“Serve un altro deciso sforzo”. Poi, scherzando ma non troppo, avverte: “Sono e siamo stati al Vostro fianco e speriamo che da parte Vostra non ci sia la necessità di sollevarsi e partire insieme verso Roma. Per fortuna i segnali che arrivano da lì mi fanno essere ottimista. Del resto l’ho detto ai Parlamentari, soprattutto a quelli nostri: ci sono due modi di fare amministrazione, il primo è guardare ai territori, a noi sindaci e alla gente che ci ha votato tutti, il secondo concentrarsi sui piani alti. Infine, ai nostri lavoratori dico solo di non andare via. Tante cose stanno cambiando e c’è bisogno sempre più di professionalità ed esperienza, quella che ognuno dei nostri Dipendenti ha maturato lavorando in silenzio e sopportando giudizi gratuiti ed offensivi da parte di molta parte dell’opinione pubblica. Le Province non sono in nessun modo il problema di questo Paese eppure ancora oggi noi siamo sotto la spada di Damocle del blocco delle assunzioni. Anche su questo chiediamo al Governo di modificare la norma, chi firma un progetto se manca un ingegnere?”.