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"Piani Sicuri" pianifica l'emergenza e riduce il rischio

pubblicato il 03/07/2017

Il Vicentino, per conformazione, per storia e per tipo di produzioni industriali, si presenta come un’area fortemente a rischio di disastro, con possibilità di evoluzioni a catena, ancor più a fronte dei cambiamenti climatici in corso. D’altra parte è un territorio con una forte sensibilità sulle questioni di Protezione Civile, in particolare dal punto di vista della presenza di volontariato, che ora può fare un salto di qualità nel riconoscimento delle pericolosità e delle strategie di riduzione del rischio.

Strumenti come il piano d’emergenza comunale si sono dimostrati inadatti ad anticipare il rischio ed organizzare la risposta alla catastrofe. Spesso, infatti, si tratta di documenti incompleti, che rappresentano poco a fondo le debolezze e le risorse di un comune.

È necessario ridefinire il piano d’emergenza comunale a partire da una diversa concezione dell’emergenza. La domanda da portsi dunque è: come posso ridurre la violenza dell’evoluzione della catastrofe affinché non si produca un disastro? Come posso preparare un territorio all’avvento di un possibile evento?

Il progetto Piani Sicuri nasce dalla volontà congiunta di Provincia di Vicenza, Prefettura e Università Iuav di Venezia di ridefinire la pianificazione comunale d’emergenza comunale per tutto il territorio provinciale, sostenendo sindaci, tecnici e gruppi operativi di Protezione Civile nello sviluppo di un territorio più sicuro e più libero di crescere affrontando le grandi sfide del XXI secolo. Presentato a palazzo Nievo dal Consigliere Delegato Renzo Segato, dal Prefetto dottor Umberto Guidato e dal Professor Francesco Musco, del Dipartimento di Progettazione e Pianificazione in ambienti complessi, raccoglie alcune esperienze ma soprattutto mette a sistema una filosofia di intervento sempre meno legata a confini e orticelli.

L’obiettivo del progetto è stimolare una vera cultura che abbia presente sempre il rischio e la pianificazione d’emergenza negli amministratori e negli enti locali. Si vuole proporre un cambio di approccio nella costituzione dei piani, che porti a documenti chiari, snelli, operativi ed efficaci, capaci di ridurre davvero i potenziali danni e di aumentare la capacità di adattarsi ai cambiamenti del sistema locale. Il percorso sarà inoltre occasione di formazione per amministratori, volontari e cittadinanza, al fine di rendere gli enti locali più preparati e pronti in caso di rischio.

I principali output saranno: un’analisi dei piani d’emergenza della provincia; una redazione di linee guida comuni per i nuovi piani; la formazione della popolazione e delle realtà associative sottoposte a rischio; la stesura di un piano d’emergenza intercomunale per ogni distretto.

Ogni piano di distretto, costruito attraverso tavoli di partecipazione tra i soggetti chiamati a gestire le emergenze, sarà un condensato delle diverse competenze chiamate in causa da una catastrofe: urbanisti, soccorritori, scienziati, ingegneri, volontari, ciascuno chiamato. La scelta è dettata dal desiderio di mettere da parte un approccio tecnico-burocratico nella previsione del disastro, per fare spazio ai saperi ed alle capacità costruite in decenni di esperienze di emergenza.

A partire dai piani di distretto ogni comune della Provincia sarà poi in grado di estrapolare un proprio piano d’emergenza. “Si tratta – sottolineano i relatori – di una cambiamento epocale comunque necessario considerati i cambiamenti e gli accadimenti climatici. Quello che andremo a realizzare, nei due anni di tempo che ci siamo dati, è una sorta di atlante dei rischi sulla base dei quali impostare la programmazione tgerritoriale”.

Dunque, investire nella prevenzione, con la Provincia che ha sempre un ruolo di coordinamento dei Comuni.