Provincia di Vicenza

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Il Presidente Schneck interviene sull'ipotesi di abolizione delle Province

22/12/2008

Il Presidente della Provincia di Vicenza Attilio Schneck, inserendosi in un dibattito di grande attualità, esprime alcune riflessioni in merito al ruolo delle Province.

"Aboliamo le Province! Da qualche tempo sembra la parola d'ordine di ogni dibattito. O, meglio, di ogni finto dibattito, giacché quasi sempre attorno al tavolo sono chiamati solo gli incursori del fronte negazionista. Come se ogni confronto, ogni contraddittorio fosse superfluo, perché è così che comunque deve andare.

Io invece dico No. Dico No a questo modo di fare informazione, dico No a questo modo di fare politica e dibattito, ma soprattutto dico No alla disinformazione che si spaccia a piene mani come verità. E lo dico non da Presidente di Provincia, ma da Presidente della Comunità Vicentina. Nell'interesse dei cittadini e del territorio, non certo pro domo mea, dal momento che ho iniziato questo mandato e mi considero ancora al servizio del Territorio e della Sua e Mia Gente. Al Vostro servizio.

Disinformazione spacciata per verità, dicevo. Non si può spacciare per risparmio una mera speculazione politica. Perché questo è il dibattito di questi giorni. Chiamiamo le cose con il loro nome. Abolire le Province, infatti, vorrebbe dire creare costi addirittura maggiori e soprattutto conseguenze amministrative nebulose e perciò poco efficaci al governo stesso del territorio.

Deve essere subito chiaro che così facendo si mina alla base innanzitutto il processo, da anni in atto, di riordinare in senso federale le istituzioni pubbliche che costituiscono la nostra Repubblica facendola funzionare meglio. Non è un caso che ogni volta che sembra arrivato il momento di concretizzare anni di discussione, si comincino a rimescolare le carte. Le Province, assieme ai Comuni, sono il primo seme del Federalismo e la cosa è tanto più triste se si pensa che la critica viene fatta da soggetti politici, e non, che poco o niente conoscono della Pubblica Amministrazione. E che forse non hanno alcuna voglia di cambiare questo Paese.

Da amministratore responsabile, quale mi considero, sono il primo a dire che non tutto va bene, che vi sono Province come quella di Vicenza virtuose e altre che invece hanno sperperato senza neppure l'alibi del bene dei loro cittadini. Sono il primo a riconoscere che 106 capoluoghi sono troppi e che vi sono entità territoriali che andrebbero ripensate e riaccorpate. Ma da qui a dire che le Province sono inutili e costose ce ne passa.

In realtà la vera domanda che tutti dovrebbero porsi non è quanto costa una Provincia, ma quali funzioni svolge, come le svolge e, soprattutto, se queste stesse funzioni potrebbero essere svolte meglio, in maniera più efficace ed efficiente, da un altro Ente pubblico.

Partiamo dalla competenza base: il coordinamento degli enti minori, in settori che vanno dall'ambiente all'urbanistica, passando per lo sviluppo territoriale. Il livello di governo d'area vasta, identificabile nella dimensione provinciale, assume qui un'importanza strategica. Perché nel suo ragionare la Provincia passa al di sopra della logica di campanile, che troppo spesso guida le scelte delle amministrazioni comunali, e si fa mediatrice, cercando il confronto, la sinergia, la condivisione. Non è un caso che le associazioni di categoria, gli ordini professionali, le Camere di Commercio abbiano una dimensione provinciale. Perché la visione d'area vasta non esclude una diretta conoscenza del territorio, delle sue esigenze e delle sue problematiche, e permette un'azione da un lato imparziale e quindi razionale, dall'altro vicina al cittadino e quindi di buon senso.

Nel dettaglio, poi, delle funzioni proprie della Provincia, non è facile riassumerle in poche righe, soprattutto a seguito delle numerose deleghe pervenute negli ultimi anni dalla Regione. Sono comunque funzioni che vanno ben al di là della nota, giacchè storica, gestione della caccia e della pesca e passano in modo coerente dalle politiche del lavoro, della formazione e della programmazione scolastica, al governo delle risorse idriche ed energetiche, dalla gestione dei rifiuti, alla pianificazione e gestione del sistema dei trasporti e della mobilità. Potrebbe un Comune occuparsi di dimensionamento scolastico degli istituti superiori senza frapporre l'interesse della  propria comunità alla più ampia crescita culturale di ragazzi residenti altrove? Non sarebbe neppure morale pretenderlo, visto che gli amministratori locali sono chiamati a fare il bene dei propri concittadini. In ugual maniera, però, non sarebbe in grado la Regione di aggiungere o togliere indirizzi scolastici, perché rischierebbe di farlo senza conoscere le reali esigenze del territorio. È solo un esempio, fatto per la scuola ma valido anche per tutti quei settori in cui la dimensione intermedia della Provincia è l'unica in grado di garantire allo stesso tempo un intervento indirizzato alla comunità ma rispettoso del singolo.

Piuttosto, allora, di parlare di abolizione delle Province sarebbe più opportuno razionalizzare la suddivisione delle competenze tra enti, in modo da non creare ridondanti sovrapposizioni e inutili doppioni. Piuttosto, e non lo dico solo per provocazione, rafforziamo il ruolo delle Province, proprio per il rispetto che deve essere portato agli enti vicini al territorio.

Detto delle funzioni, proviamo a spostarci sul piano più strettamente economico di costo della Provincia. Non può, il loro mantenimento o la loro abolizione, essere una questione economica. Perché le risorse finanziarie derivano essenzialmente da prelievi locali e non dallo Stato centrale: possiamo dire che al momento le entrate della Provincia siano l'unico esempio di federalismo fiscale. L'unico esempio di risorse investite per il bene della stessa comunità da cui sono state prelevate.

Se poi ci guardiamo intorno e ci troviamo di fronte a 220 ambiti di acqua e rifiuti, 191 Consorzi di Bonifica, 63 Bacini imbriferi e
innumerevoli agenzie, appare evidente che se fosse solo una questione di riduzione dei costi della politica, bisognerebbe cominciare a tagliare da questa pletora di enti intermedi.

È poi inaccettabile la generalizzazione di estendere a tutte leProvince, anche quelle che funzionano, un superficiale e affrettato
giudizio di inutilità, smentendo il disposto costituzionale che attribuisce a Comuni e Province pari dignità con lo Stato e le Regioni nel governo del territorio. Furono i padri fondatori della Carta su cui poggiano le regole base del nostro vivere civile a riconoscere e dare dignità alle Province. Se riconosciamo loro un pensiero illuminato nella redazione di tanti altri articoli, non possiamo non riconoscerlo anche per questo.

Non permettiamo, e concludo, che  considerazioni demagogiche e propagandistiche ostacolino quelle riforme di federalismo amministrativo e fiscale che sono la vera grande occasione per riformare e rendere più moderno il nostro ordinamento.

  Il Presidente
  Provincia di Vicenza
  Attilio Schneck


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