Provincia di Vicenza

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Inquinamento a Tezze: interviene la Provincia

19/12/2008

La Provincia di Vicenza interviene in quello che è di certo il caso di inquinamento più grave del territorio vicentino: la contaminazione da Cromo esavalente (CrVI) del suolo in corrispondenza dell'area ex industria Galvanica PM in Comune di Tezze sul Brenta e delle acque di falda a valle della zona.

Già a partire dal 2002 si susseguono gli interventi di messa in sicurezza dell'area, su cui la Regione Veneto fino al 2006 ha stanziato complessivamente 1.650.000euro per la caratterizzazione del sito, il trattamento delle acque di falda e la redazione del progetto preliminare di bonifica. Ora il progetto di bonifica prevede un investimento di oltre 19milioni di euro, che deve però essere preceduto da prove pilota propedeutiche all'intervento per un importo di 180mila euro.

Di questo ultimo importo si fa carico la Provincia di Vicenza, in modo da accelerare poi l'iter di redazione della fase definitiva e esecutiva del progetto di bonifica e iniziare quanto prima i lavori.

"È un intervento che consideriamo doveroso -sottolinea l'Assessore Provinciale all'Ambiente Antonio Mondardo, affiancato dai consiglieri provinciali Valerio Lago e Massimo Zerbo- proprio per la gravità dell'inquinamento che già da anni crea disagi alla comunità di Tezze. Quello che preme sottolineare è che finora in quest'area si è intervenuti per tamponare un problema la cui soluzione richiedeva importi e impegni ben maggiori. Ora siamo a un punto significativo, ma è fondamentale che ci sia sinergia tra gli enti per andare avanti."

Già nello scorso luglio il Consiglio Provinciale aveva deliberato di intervenire in favore del Comune di Tezze, ravvisando una situazione di rischio di contaminazione della falda e di potenziale pericolo per la salute dei cittadini. È stata poi la Giunta, lo scorso martedì 16 dicembre, ad approvare la convenzione che, una volta sottoscritta, darà il via ai termini per l'esecuzione della prova pilota: un anno per iniziare i lavori, tre anni per finirli.

Lo scorso ottobre 2008 la Regione Veneto ha chiesto al Ministero Ambiente e Territorio un finanziamento di circa 6milioni di euro per realizzare un primo stralcio dell'intervento: la risposta è arrivata il 25 novembre con un Accordo di Programma Quadro in cui il Ministreo si è impegnato per 3milioni di euro, la Regione per 2milioni, l'AATO Brenta per 750mila e la Provincia per 180mila.

Tecnicamente, come spiega il responsabile dell'Ufficio Provinciale Bonifiche  Alberto Piccoli, la prova pilota è volta a definire le specifiche caratteristiche del sito, per verificare l'applicabilità del metodo individuato in fase di progettazione preliminare. In particolare, l'obiettivo è quello di individuare i dati di processo più idonei e necessari per definire i parametri di dimensionamento impiantistico, e di previsione di raggiungibilità dei target di bonifica proposti dal progetto preliminare.

I risultati delle prove pilota sono altresì necessari per la redazione del progetto definitivo di bonifica, infatti saranno realizzate mediante l'applicazione mirata della tecnologia scelta (trattamento in situ di detossicazione con tecnica "jet grouting") in un'area definita dal sito stesso.

Per quanto riguarda, poi, la bonifica vera e propria, si è da subito verificato che la demolizione dei fabbricati e l'asporto del terreno contaminato risultava improponibile per la vicinanza di altri fabbricati produttivi che sarebbero stati a rischio di crollo e comunque di blocco dell'attività per tutto il tempo necessario della bonifica, con gravissime ripercussioni economiche. È stato pertanto deciso di bonificare il sito mediante trattamento in situ con tecnologia jet-grouting, cioè mediante iniezione nel terreno di una soluzione di prodotti reagenti per la detossicazione dei terreni. In affiancamento sarà costruita una barriera idraulica atta ad impedire l'eventuale propagazione di contaminanti durante le operazioni di bonifica. La contaminazione del suolo da cui trae origine l'inquinamento (interno galvanica) interessa un'area di 3000 m2 per uno spessore di 25 m di terreno costituito quasi interamente da ghiaie. Si presume di eseguire circa 2mila iniezioni.

L'intervento, nel suo complesso, punta nella prima fase ad evitare la propagazione della contaminazione a valle della stabilimento, consentendo quindi gia I'utilizzo della falda non contaminata. Successivamente, una volta concluso I'intervento di bonifica vero e proprio, si sarà ottenuta I'inertizzazione della fonte di contaminazione e sarà pertanto possibile a tutti gli effetti sia la restituzione agli usi precedenti delle acque di falda, sia lo svincolo per il riuso delle aree industriali oggetto di bonifica.


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