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La Provincia "serve"? Intervento del Segreterio Generale dell'ente vicentino

pubblicato il 30/01/2012

Mi inserisco nel dibattito “Provincia sì-Provincia no” con un interrogativo: la Provincia “serve”? E’ davvero inutile o è semplicemente l’ente che paga per tutti i mali della politica e della burocrazia?

La mia riflessione parte da una presa di coscienza: le istituzioni pubbliche, dallo Stato ai Comuni passando per un’infinità di enti e organismi gestionali, faticano a stare al passo con le aspettative dei cittadini e a fare sistema con le rappresentanze della società civile per lo sviluppo del territorio. Sono più chiaro: non è giustificabile che oggi per spostare un semplice palo della luce siano necessari i pareri di nove enti, con un’attesa di oltre un anno. Se analizziamo, poi, procedimenti urbanistici, ambientali, o la realizzazione di un'opera pubblica i tempi diventano biblici e i costi non ne parliamo.

Le istituzioni dovrebbero essere uno stimolo allo sviluppo del territorio, non un intralcio. Invece è questo che sono diventate, a causa del proliferare di norme e di enti, dello smembramento di funzioni per una stessa procedura, del troppo frequente ricorso alla “delega” che crea confusione tra le competenze, incertezza sul “chi fa cosa”, lungaggini e complicazioni.

Prendiamo ad esempio la gestione delle cave: la Regione autorizza, la Provincia controlla, con il risultato che i due Enti si ritrovano spesso l’uno contro l’altro davanti al giudice per una diversa interpretazione dei provvedimenti di competenza. Altro caso emblematico riguarda le autorizzazioni allo scarico in acqua di attività produttive: la Provincia autorizza la qualità delle acque, il Consorzio di Bonifica la quantità. Perché due enti per due funzioni che potrebbe svolgere uno solo? Con raddoppio di carte, perdita di tempo e imprenditori costretti a fare la spola tra un ufficio e l’altro. Il cittadino, l'azienda , il commerciante hanno tutte le ragioni per incazzarsi!

Nella Pubblica Amministrazione c’è bisogno di chiarezza: bisogna semplificare le procedure, individuando una volta per tutte le funzioni fondamentali di ogni Ente da esercitare ognuna nella sua interezza. Il cittadino deve sapere chi è il suo interlocutore istituzionale.

Proviamo allora ad immaginare il Veneto senza le sue 7 Province. Chi si occuperebbe delle questioni che hanno ricadute su più comuni? Pensiamo alla realizzazione di una strada o di una scuola superiore, all’apertura di una discarica, alla gestione dei centri per l'impiego o di formazione professionale o agli uffici del turismo. Ma anche al trasporto pubblico, tra cui quello degli studenti, che la Provincia di Vicenza organizza tenendo conto delle esigenze delle scuole e di cui da tre anni abbatte il costo del 50%.

Ci dica chiaramente il Governo se l'abolizione delle Province è il primo passo verso una “regionalizzazione” delle competenze, nel qual caso sarebbe chiaro che il principio di sussidiarietà non è più considerato elemento fondante della nostra Costituzione. Ma allora a cosa è servita la recente revisione della Costituzione che ha avvicinato il centro di decisione amministrativo il più possibile al cittadino? Ha sbagliato chi l’ha voluta, sostenuto dalla volontà dei cittadini?

Eppure il livello territoriale provinciale si trova anche nelle Prefetture, nel Provveditorato agli studi, nella Motorizzazione Civile. E anche in altre organizzazioni come le Camere di Commercio, le associazioni di categoria, i sindacati. Se è da rivedere il principio di “provincializzazione” dell’attività pubblica, occorre metterlo in discussione anche per tutti questi organismi.

L’impressione è che il legislatore non abbia ben chiari gli effetti amministrativi della riforma costituzionale che propone. E alla fine saranno i Comuni a doverne pagare le conseguenze, loro che ormai rappresentano la vera trincea della pubblica amministrazione. Nel solo Veneto ci sono 581 Comuni, dei quali ben 313 non raggiungono i 5mila abitanti. Saranno loro a sobbarcarsi le competenze ora provinciali? Tutto è possibile, lo dico senza retorica, ma bisognerebbe dare loro le giuste risorse, non solo le competenze e i dipendenti da pagare.

A meno che…

Pensando alla Provincia di Vicenza, al suo patrimonio, alla gestione virtuosa, alle risorse finanziarie, mi viene quasi il sospetto che la vera ragione dell’abolizione sia la voglia di impadronirsi della nostra capacità di spesa. Società in attivo, 50milioni di cassa, una spesa del personale tra le più basse d’Italia (19% della spesa corrente): numeri a cui altri enti pubblici e lo Stato potrebbero ambire per sanarsi il bilancio.

Concludo con una convinzione: ciò di cui l’Italia ha bisogno è riconoscere agli enti locali territoriali una vera autonomia gestionale e alla Regione l’effettiva capacità di programmazione. Quanto alle Province, le aboliscano pure, ma solo se riescono a sostituirle con un modello istituzionale in grado di semplificare e modernizzare il rapporto cittadini/amministrazione pubblica.

 

Angelo Macchia

Segretario Generale della Provincia di Vicenza