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Ricarica falde acquifere

pubblicato il 16/04/2010

 

Ricarica falde acquifere


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L'Amministrazione Provinciale di Vicenza ha particolarmente a cuore il problema del calo delle falde acquifere, esposto in occasione di molteplici incontri e convegni, al punto da assumere su di sé il compito di "cabina di regia" e di sollecitare tutti gli enti interessati a cooperare per predisporre insieme un progetto omogeneo di ricarica delle falde, finanziabile principalmente dalla Regione.

La legge finanziaria 2008 della Regione Veneto, approvata con legge regionale 27.02.2008 n. 1 vincola infatti una parte degli introiti provenienti dalle concessioni di derivazione a finanziare interventi di ricarica delle falde.

Gli Enti contattati (non solo AATO Bacchiglione, AATO Brenta, AATO Valle del Chiampo, Consorzio di Bonifica Riviera Berica, Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta, Consorzio di Bonifica Medio Astico Bacchiglione, Consorzio di Bonifica Zerpano Adige Guà, ARPAV, Centro Idrico di Novoledo, Università di Padova e Veneto Agricoltura spa, ma anche Regione Veneto, nelle strutture della Difesa del Suolo, del Genio Civile e del Servizio Sistema Idrico Integrato) hanno tutti aderito prontamente all'invito dell'Amministrazione Provinciale e hanno costituito con i loro rappresentanti tecnici e politici un tavolo di lavoro che per parecchi mesi si è impegnato per mettere a punto un programma sulla ricarica delle falde.

La Giunta Regionale ha valutato positivamente la programmazione avviata dal Tavolo di Lavoro, al punto di deliberare, con provvedimento n. 2916 del 14.10.2008, un finanziamento a favore della Provincia di Vicenza di € 300.000,00, vincolato alla realizzazione di opere sperimentali per la ricarica delle falde: è già pronto un Piano degli Interventi, comprensivo delle opere considerate come realizzabili nel breve termine.

E' stato sottoscritto un Protocollo d'Intesa tra la Regione Veneto e la Provincia di Vicenza, per formalizzare i rispettivi ruoli ed impegni nella realizzazione degli interventi di ricarica forzata della falda

Nel corso dell'anno 2009 la Provincia di Vicenza in collaborazione con i Consorzi di Bonifica ha avviato in zone diverse del territorio tre sperimentazioni di ricarica della falda:

  • La prima a Cornedo Vicentino con la costruzione di tre pozzi di infiltrazione, in collaborazione con il consorzio di bonifica Riviera Berica (ora Alta Pianura Veneta)

  • La seconda a Schiavon con la predisposizione di una AFI (area forestale di infiltrazione), in collaborazione con il consorzio di bonifica Pedemontano Brenta (ora Brenta)

  • La terza a Montecchio Precalcino e Sarcedo con la realizzazione di due pozzi di infiltrazione, in collaborazione con il consorzio di bonifica Medio Astico bacchiglione (ora Alta Pianura Veneta)

Obiettivo dell'iniziativa, che riveste un carattere di sperimentazione pilota, è quello di valutare sotto il profilo tecnico ed idrogeologico l'opportunità di impiegare strutture verticali disperdenti adeguate, da realizzarsi nel materasso alluvionale, per infiltrare un regime pseudopermanente quantitativi significativi di acqua nel sottosuolo a favore dell'acquifero indifferenziato

L'esigenza di procedere con approfondimenti specialistici mirati a valutare l'effettiva validità del sistema, ha reso necessario organizzare ed attuare un rigoroso programma di controllo delle portate in ingresso, del livello idrico di falda e della qualità idrochimica

La problematica tecnica è evidentemente piuttosto vasta e complessa, dal momento in cui attiene diversi ordini di tematiche tra le quali si citano solo i principali:

  • i caratteri della risorsa da reinfiltrare (e.g. disponibilità effettiva di portata utile, regime quantitativo ed idrochimico dei flussi, presenza di solidi sospesi, etc.),

  • la tipologia del sito ove ubicare gli impianti disperdenti (e.g. localizzazione geografica, struttura geologica, assetto idraulico, modello idrogeologico locale, proprietà del lotto, accessibilità, vulnerabilità, etc.)

  • la consistenza degli impianti (e.g. materiali, diametro scavi, profondità, tipologia strutturale,manufatti finali, sistemi di misura e derivazione, interferenza tra più centri di dispersione anche con strutture contermini, etc.)

  • la gestione dei manufatti ed il piano di controllo (e.g. pulizia e manutenzione, controlli di qualità, fenomeni chimico-fisici, verifiche di funzionalità sul medio termine, monitoraggi etc.…)

A.F.I. - Areee Forestali di Infiltrazione

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La collaborazione tra la Provincia di Vicenza ed il Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta ha permesso la realizzazione di aree di forestali di infiltrazione.In particolare si è affittata un'area di circa 1 ettaro in comune di Schiavon, in prossimità di un esistente impianto irriguo del Consorzio. Su questo terreno sono state scavate delle scoline longitudinali, affiancate da alberature, in cui viene fatta scorrere acqua nelle stagioni di abbondanza, che così si infiltra nel terreno, molto permeabile, per ritrovarla in falda e nelle risorgive.

Il vantaggio di questa operazione è proprio quello di usare - nei periodi in cui non ci sono problemi di siccità (cioè da settembre ad aprile) - acque che altrimenti andrebbero inutilmente a mare. In altre parole, si utilizza il gigantesco serbatoio che abbiamo sotto i nostri piedi. Dalle misure già effettuate risultano dei valori molto interessanti di infiltrazione idrica; se la cosa si potesse estendere su un'area di circa 100 ettari, si potrebbero infiltrare in falda volumi d'acqua di qualche decina di milioni di metri cubi, circa lo stesso valore dei previsti prelievi acquedottistici.

La piantagione di essenze arboree (a ciclo breve) consente ogni biennio di ottenere una produzione di biomassa utile per un utilizzo energetico da fonte rinnovabile, con un interessante recupero dei costi. Nel caso specifico, si tratta di diverse specie: salice bianco, ontano nero, platano, olmo campestre, pioppo e paulownia; questo per sperimentare anche varie tipologie di piante e valutare quali di queste si prestano meglio in questo tipo di ambiente. Le essenze arboree dovrebbero facilitare il diffondersi di tale soluzione, che offrirebbe ai proprietari dei terreni la possibilità di un ritorno economico, attivando, nel contempo, una diffusa ricarica della falda, con notevole beneficio generale.

La tecnica delle AFI utilizza i terreni dell'alta pianura per infiltrare l'acqua irrigua (durante la stagione non irrigua) attraverso scoline piantumate con essenze specifiche

L’acqua che si infiltra verso gli strati profondi del suolo incontra un efficace filtro costituito dagli apparati radicali degli alberi e dai microrganismi che vivono in simbiosi con essi. Nei terreni di alta pianura, a falda profonda, lo strato attivamente esplorato dalle radici è spesso molti metri (più di dieci per alcune specie).In tal modo, l’acqua subisce non solo un processo di filtrazione fisica ma anche un processo di filtrazione biologica.

L'AFI produce inoltre biomassa atta all’utilizzo energetico, infatti il popolamento forestale viene continuamente irrigato e può pertanto accrescersi con maggior vigore.

L'AFI di “Santa Teresa” ha una superficie di circa un ettaro che è stato solcato da scoline longitudinali della profondità di circa 70 cm e distanziate di 7 metri a formare 1100 metri di canali con una superficie di 1650 m2

Sono state piantate essenze di vario tipo per studiarne l'accrescimento e la resa in termini di biomassa

Anche per quanto riguarda l'AFI, come tutte le acque destinate alla ricarica, è stato eseguito un accurato monitoraggio delle acque alla fonte di prelievo (spesso a chilometri di distanza) e sul punto di immissione nell'opera di ricarica

Le analisi, come per i pozzi di infiltrazione, sono state di tipo chimico-fisico (eseguite dal Centro Idrico di Novoledo), e con bioaccumulatori (Università di Trieste e AVPAV Provinciale)

La carica microbiologica rispecchia i valori tipici delle acque superficiali che comunque vengono abbattuti dall'effetto filtrante dell'AFI.

Pozzi bevitori

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Il 20/11/08 è stata siglata una convenzione tra la Provincia di Vicenza ed il Consorzio di Bonifica Riviera Berica per la realizzazione di sistemi di ricarica, mediante l'utilizzo di "pozzi bevitori".

Si tratta di una tecnica sperimentale di infiltrazione complementare ai classici sistemi di ricarica che necessitano di ampie superfici di terreno. In questo caso sono necessari piccole aree ove sia possibile costruire un sistema disperdente che si affida a strutture verticali disperdenti del diametro di due metri e profondità sei (del tipo dei pozzi disperdenti a grande diametro) collegati con un sistema di paratoie alla rete irrigua o a rogge con acque di buona qualità.

Grazie alla collaborazione tra i tecnici del Consorzio di Bonifica Riviera Berica, del Comune di Cornedo e della Provincia di Vicenza sono stati individuati n. 2 siti entrambi ricadenti in comune di Cornedo dove poter realizzare i pozzi disperdenti. Il primo pozzo è a lato della strada comunale dei Ferrosi, località Giarette. Il secondo è a lato della strada provinciale per Priabona, località Tezzon.

I due pozzi costituiti da anelli forati in calcestruzzo del diametro interno di cm. 200 ed altezza complessiva di m. 6,00.All'esterno dei pozzettoni è posizionato del pietriscotto e pietrame di varia pezzatura per favorire l'infiltrazione dell'acqua, mentre nella parte superiore il sito è ricomposto con argille e terreno vegetale.L'acqua necessaria viene prelevata dalla roggia irrigua dei Lecchi, gestita dal Consorzio, tramite idonea tubazione.Le due derivazioni sono presidiate da manufatti provvisti di griglia e chiavica di chiusura.

E' previsto uno specifico piano di monitoraggio sull'andamento della falda per conoscere e valutare la qualità e quantità dell'acqua immessa. Allo scopo sono installati in appositi manufatti sonde automatiche ad acquisizione continua con scarico automatico dei dati, sensori con controlli multiparametrici a spot e misure di torbidità, delle acque in ingresso presso l'adduttore, e campionamenti periodici delle acque in ingresso e di falda con relative analisi chimiche e microbiologiche.